Uno sguardo sul mondo,
dall’ottica particolare
di chi ha molto vissuto.

Svolgimento

Signorina X

Il problema principale è già nel titolo. Perché anche se l’infanzia l’abbiamo abbandonata da parecchio, per Loro noi saremo e resteremo per sempre i piccoli.

Sarà perché ci vestiamo ancora come adolescenti sessualmente confusi, sarà perché ai figli abbiamo preferito i cani, sarà perché abbiamo la capacità di spesa di un ragazzino con la paghetta, ma anche se ormai siamo in zona premenopausa, per loro non saremo mai adulti. Non come lo sono stati loro.

E se noi per loro siamo e saremo per sempre bimbi, loro per noi sono e saranno per sempre un oggetto di culto.

Li veneriamo a tal punto che abbiamo anche provato a rubargli l’etichetta generazionale.

Se chiedi oggi a un giovanissimo di definire quelli della mia età, i quaranta/cinquantenni, ti dirà che siamo boomer.

Con quell’etichetta, ovviamente, non si riferisce a voi, quelli del baby boom, perché non arriva nemmeno agli anni Ottanta, figuriamoci al dopoguerra.

Per loro i boomer siamo noi: quegli sfigati della terra di mezzo che nemmeno una caspita di etichetta riescono a tenersi.

Noi saremmo i millennial. Perché siete nati negli anni Duemila, penserete voi. E invece no. Ci chiamiamo così perché siamo diventati maggiorenni nel Duemila o giù di lì. Ma che spiegazione è? Che caratterizzazione è?

Chi siamo dunque noi?

Noi siamo i cannibali.

Ci abbiamo provato a cannibalizzare i più giovani, credeteci, ma ci hanno “rimbalzato” ed espulso da TikTok nel tempo di uno swipe.

Allora ci siamo guardati indietro e abbiamo cannibalizzato voi. I veri boomer.

Abbiamo preso la vostra musica, il vostro cinema, il vostro look, i vostri miti, il vostro immaginario, le vostre lotte, le vostre vittorie, anche le vostre sconfitte, e le abbiamo fatte nostre.

Ma che stronzi, avreste potuto dire.

E invece no: voi ci avete trovati carini.

È un omaggio, avrete pensato probabilmente. Come quando da piccoli ci si veste con le scarpe col tacco della mamma e la ventiquattrore del papà.

E invece no. Non è carino, per niente.

La verità è che è proprio triste.

Perché noi vi amiamo, vi veneriamo, vi invidiamo. Vi odiamo a volte, ma sempre con rispetto.

E voi invece non ci vedete nemmeno.

Voi siete la generazione che ha vissuto tutti e tre gli atti della propria vita, noi dal secondo non ne siamo mai usciti: il nostro sceneggiatore era troppo scarso per affrontare i conflitti dei suoi personaggi e li ha lasciati lì a pascolare in sneakers e sigarette elettroniche.

Noi non abbiamo compiuto il viaggio dell’eroe. Ci siamo fermati al varco della soglia perché non abbiamo abbastanza soldi, sesso e sicurezza per iniziare l’avventura.

Meglio guardare una serie su Netflix, fare aperitivo, programmare le vacanze e postare tutto per non lasciarsi andare.

E voi chi siete? Dove siete? Che fate?

Voi siete tra noi, vicinissimi e distanti. Ci guardate, sorridete, inteneriti dalle nostre paturnie e manie.

Goffi e buffi oppure belli e viziati.

Noi, arguti e dannati, non lo saremo mai.

Quelli siete voi.

Sarete sempre quelli a cui chiedere opinioni, consenso, permesso, soldi, spazio, approvazione, rispetto, eredità, visibilità.

E voi ci darete tutto, con un buffetto sulla guancia, guardandovi tra voi e dicendo col sorriso: “Sono ragazzi”.