Sono 26 donne dai 60 anni in su. C'è chi ancora lavora e chi è in pensione, chi fa volontariato e chi segue iniziative di quartiere. Sguardo vispo, piglio allegro, scarpe da ginnastica e capelli curati, nessuna rientra nello stereotipo della vecchietta spenta da rsa. Eppure sono dieci anni che queste signore hanno deciso di vivere tutte insieme – tra sole donne – per eludere il rischio di una terza fase della vita solitaria.
Hanno fratelli, padri, figli, nipoti, amanti... E i loro uomini sono più che benvenuti quando le vengono a trovare, ma non possono fermarsi a vivere qui. Perché questo è il primo esperimento di co-housing tutto al femminile nel Regno Unito. Nato tra ovvie difficoltà – anni di ricerca dell'immobile giusto, pratiche burocratiche, messa a punto del format vincente – oggi ha però perso l'impronta dell'utopia, per diventare un'avanguardia stimolante.
Si chiama New Ground, Nuovo territorio. È in un enorme edificio di mattoni tuffato in un giardino fiorito di High Barnet, sobborgo a Nord di Londra. Ciascuna ha il suo appartamentino indipendente e l'uso di spazi comuni, dove si organizzano cene settimanali, lezioni di yoga, proiezioni di film... Locali luminosi, ampie librerie e mega tv: tutto è lindo e curato, perché ci pensano le residenti stesse a fare le pulizie, la manutenzione, il giardinaggio. Hanno riserve d'energia, ma anche discrete disponibilità economiche: Hilary era scenografa, Maria docente universitaria, Jude consulente d'arte... E hanno voluto riservare otto di quegli appartamenti all'edilizia sociale, per accogliere anche donne straniere di varie nazionalità.
Certo, non tutto è idilliaco: se è difficile vivere in coppia, figuriamoci in 26. Le decisioni vanno prese a schiacciante maggioranza e, per diluire i contrasti, hanno partecipato a un prezioso corso di risoluzione dei conflitti. Ma trovato il giusto equilibrio tra privacy e condivisione, eludere la solitudine non è l'unico vantaggio: il co-housing è più economico, più gioioso, più dinamico, più salutare del vivere soli. «Non ci accudiamo a vicenda», spiegano, «ma ci curiamo l'una dell'altra».