Uno sguardo sul mondo,
dall’ottica particolare
di chi ha molto vissuto.

Il Diario di Cinzia

Lidia Ravera

1.

“2019, 2 SETTEMBRE, GIOVEDI. MEZZOGIORNO.
MANCANO 364 GIORNI AL CAPOLINEA

2 settembre 1960.

Livio Berruti ha appena coperto una distanza di 200 metri in 20 secondi e 5 decimi di secondo. Record mondiale.
Siamo alla diciassettesima edizione dei giochi Olimpici.La prima trasmessa per televisone.
Quella che si svolse a Roma.
Sergio aveva già 6 anni.
Vide Berruti tagliare il traguardo. E grazie a Berruti riesce a ricordarsi il mio compleanno.
Non tutti gli anni, ma abbastanza spesso.
Sono nata il giorno del record di un velocista molto presente nel suo cuore.
A Livio Berruti ha voluto intitolare il maschio della coppia di gemelli che abbiamo prodotto insieme.
Voleva chiamare la femmina Livia.
Ma io mi sono opposta. L’ho convinto a ripiegare su Martina, come la Navratilova, tennista.
Vincitrice del doppio femminile a Wimbledon nel 1976
Livio e Martina sono la mia consolazione.
E sa Dio se ne ho bisogno.
Nutro per i miei compleanni una avversione sincera.
Non l’ho mai confessata a nessuno, perchè me ne vergogno. Fingo che mi piaccia moltissimo essere festeggiata.
In realtà vorrei cancellarlo dai calendari, il 2 settembre.
E’ l’unico giorno dell’anno che vorrei cancellare.
Eppure mi scoccia moltissimo quando Sergio non mi fa gli auguri.
Voglio che tutti si ricordino del mio compleanno e che tutti se ne dimentichino.
Contradditorio?
E allora?Alla mia età hai il diritto di contraddirti, di dimenticare quello che vuoi dimenticare, di inventare quello che non ti ricordi.
Sta mattina Sergio non mi ha fatto gli auguri.
Allora gli ho detto: “Amore, è il giorno di Livio Berruti”
Era sulla porta.
E’ riuscito a sistemarsi in faccia una specie di sorriso e mi ha grugnito un “buon compleanno” che avrebbe scoraggiato miss Buonumore Mondiale.

Sergio: da un po’ di tempo a questa parte lo osservo mentre non mi guarda.E mi sento sparire.


Esagero?
Forse. Il compleanno mi fa scendere l’umore verso il basso.
In genere. Ma oggi è peggio: compio quest’età stupida, una cifra che sembra il cartellino del prezzo su una merce scadente: 59 euro e novanta centesimi. Diciamo sessanta euro, no?
Tanto domani, o dopo domani, piomberanno su di te, i maledetti sessanta. I terzi “anta”della tua lunga vita, il terzo tempo, la terza età.
I 59 sono soltanto un preavviso, poi arriverà il decreto di sfratto.
Sfratto dalla parte vivace della vita.

Oddio.
Pensiamo a qualcosa di positivo.

Mi obbligo a scrivere un elenco di motivi per essere contenta.
Ho deciso di farlo tutte le volte che mi va l’umore sotto il livello di guardia.


POSITIVI

1.La telefonata di Livio. Durata: un minuto e due secondi. Ha detto tre volte: mamma. Non ha chiuso la comunicazione per primo. Invece di dire “ciao” ha detto “ti abbraccio”.


2.La telefonata di Martina. Durata:35 minuti. Si è consumata l’acqua nella pentola. Le cime di rapa si sono attaccate sul fondo , c’era un odore tremendo, tipo bosco in fiamme, ho dovuto aprire le finestre. Abbiamo riso. Se ridi con una figlia scorpione e ti abbraccia il suo gemello,maschio e scorpione, vuol dire che non hai vissuto invano.

3. La foto di Fiamma, che Martina mi ha inviato su Watsapp.
Fiamma col tutù al saggio di danza. 12 anni di pura grazia. Tanti auguri nonna Cinzia. Nonna Cinzia sono io, ma c’è anche l’altra nonna, Nonna Sofia. Nonna Sofia non posso metterla fra i positivi, neanche per far contenta Fiamma che ci ama tutte e due, ama tutte e due le sue nonne. Viva il cuore spazioso dei bambini.
A me dà l’urto di nervi.


Come sempre accade per consolarti di aver compiuto un altro anno ti fanno dei regali


Li elenco fra i POSITIVI:

Il regalo di Sandra: un abbonamento alla rivista dove lavora. TUDONNA.
Un mensile che ti fa sentire brutta a ogni pagina, perfino i pannoloni li fanno indossare a una attempata miss mondo che dimostra max 40 anni. Ma tant’è, un po’ di patinato ti fa bene, dice sempre Sandra.
Sandra dice anche:le donne che non lavorano prima o poi diventano sciattone.
Io correggo: intendi le donne che non lavorano fuori casa, cara? Lei si scusa. Certo, intendevo fuori casa.

( sì, io sono una casalinga! Lo so che adesso non si portano più, le casalinghe, che è quasi un marchio d’infamia saper stirare, cucinare con gioia, fare la spesa con cautela, rifare i letti con precisione. Ma pazienza. Io non sarei più felice timbrando il cartellino da qualche parte pur di uscire di casa. Esco di casa quando voglio, da quando i gemelli sono volati via, e parliamo di vent’anni fa, se mi organizzo bene, ho il tempo per uscire tutti i giorni. E vedo un sacco di piccoli musei. Entro nelle Chiese dove qualcuno suona l’organo. Ascolto un violinista da strada che suona sempre sotto lo stesso ponte. Eccetera. Meglio che portare il caffè a un qualsiasi imbecille in carriera e rispondergli al telefono e ricordargli l’appuntamento col dentista. Fine della perorazione. Ho fatto la casalinga tutta la vita e mi sta bene punto.)
.


Il regalo di Brunella: una bottiglia di vino dolce. Piace solo a me. Così Sergio non me la beve.Carino.
Ma il più sorprendente è Il regalo di Stefania: 13 rose rosse.


Con un biglietto firmato Mister X.
“Alla fascinosa Cinzia con amore”.

Mi ha fatta sorridere, Stefania. Ho riconosciuto la sua calligrafia, ovviamente. Ho sorriso perchè so perchè l’ha fatto. Stefania detesta Sergio.
E sperava che quelle rose lo destabilizzassero.
E’ una vita che mi augura un litigio, uno di quelli belli, a schiaffoni.
Poi lei arriva e mi salva e lo fa sbattere in galera.
Quella romanziera di Brunella ( fa l’insegnante di yoga ma legge un sacco di romanzi) si è ficcata in testa che Stefania é sempre stata un po’ innamorata di Sergio, ma lui non l’ha mai guardata perchè detesta le donne cicciottelle. Non è vero niente. Nessun amore contrastato dalla prevalenza dell’adipe. Si sono antipatici, tutto qua. Capita. E non è una tragedia. Io e Sergio siamo sposati da quasi quarant’ anni, con Stefania eravamo al liceo insieme. E’ da quando le ho annunciato il nostro fidanzamento, nel lontano 1982, che Stefania mi disapprova. Mi sono abituata e non mi dà più fastidio. Neanche a Sergio dà fastidio, perchè non se ne è mai accorto
Non fa caso alle mie amiche. Dice che non le distingue una dall’altra.
Dovrebbero aver vinto almeno un campionato di rugby femminile per attirare la sua attenzione.
Ma le mie amiche sono tutte gatte da cesto come me.
Nessuna inseguirebbe mai una palla, nemmeno se gliela tirano fra i piedi.
Siamo più tipi che si iscrivono in palestra pensando che al loro metabolismo basti il gesto, la decisione, al massimo il pagamento della prima rata.
Lui pure in palestra non ci va più, da quando si è macinato le cartilaggini perchè correva troppo, nuotava troppo, sciava troppo e giocava a calcetto tutte le domeniche.
Adesso sta sempre sul divano, ma guardando gli sport degli altri: la formula uno, il tennis, il calcio, il rugby, le corse dei cavalli e la boxe.
La palla nuoto no, perchè dice che gli fa nostalgia.
Stefania non è fra i suoi programmi preferiti. E secondo Stefania neanche io.
Dice che Sergio mi sottovaluta e che allora poi anche io mi sottovaluto. E pare che sottovalurarsi sia una crimine autolesionista come suicidarsi con un over dose di psicofarmaci, come non fare carriera. In realtà io, non inghiotto neanche mezza aspirina e dormo come un bebè, lei non va a letto senza dieci goccie di lexotan.
Chi è quella messa peggio?
Non importa, a Stefania voglio bene lo stesso. E lo so che sperava di far incazzare Sergio con quelle rose e quel biglietto. Ma Sergio non ci farà caso, alle rose rosse. Per pranzo non viene mai a casa. Vedremo sta sera.

NEGATIVI

Il fatto in se. Cioè: compiere gli anni.

Pensavi che non sarebbe mai successo. Che non avresti mai avuto quarant’anni. Con fatica li hai accettati, ma mentre eri li che lottavi per accettarli erano diventati quarantasette. A quarantotto ti sentivi quasi bene e in un attimo sono arrivati i cinquanta. Una cinquantenne io? Ti sei ribellata fino a cinquantasei poi hai provato a piacerti lo stesso. Ti sei recitata il tuo aspetto con uno sguardo positivo: 56 anni, un metro e 65, 55 chili più uno di troppo che varia con l’assunzione di gelati al cioccolato, folti capelli biondo cenere dove la cenere è tua e il biondo è del parrucchiere, rughe lievi e utili per non sembrare rifatta, caduta delle palpebre sotto controllo, zigomi prestanti. Hai deciso di adororare i tuoi zigomi e ti sei finalmente abituata all’idea di essere una cinquantenne. Bene: quest’anno lo sarai per l’ultima volta, poi la voragine dei sessanta , quel territorio arido e inospitale, a cui nessuno dichiara volentieri di appartenere , ti inghiottirà per sempre.
Non so da che parte incominciare a consolarti, cara me stessa.
Forse se fosse qui Livio...ma Livio vive a Milano. Sta sera verrà a cena Martina con Fiamma e senza Guido. Guido è in viaggio di lavoro anche se al momento non lavora (ma nonna Sofia ha un negozietto a Cala Galera dove paghi 50 euro un fazzoletto di cotone perciò...anche andare da mamma può diventare un viaggio di lavoro. Se il lavoro si misura dal guadagno).
Comunque Martina e Livio sono l’unico vero antidoto al negativo da compleanno: la loro età dà senso alla mia. Come avrei potuto produrre due gemelli di 39 anni se non ne avessi almeno 59?

POSITIVI

Ora preparo la mia cena di compleanno: cocktail di scampi, che piace a Fiamma. Linguine ai frutti di mare che piacciono a Sergio. Spigola al sale che piace a Martina. Patate al forno che piacciono a tutti. Torta Caprese che piace a Livio, anche se Livio non c’è.

POSITIVI
Mi piace cucinare. Per fortuna.


LA SERA, PRIMA DI ANDARE A NON DORMIRE

E’ mezzanotte e sono chiusa in bagno, seduta sul pavimento fra la tazza e il bidet. Devo scrivere subito quello che è successo.
Prima che tutto diventi un ricordo e incominci a emanare un cattivo odore, come gli avanzi nel frigo.

Avevo messo il mazzo di rose rosse in bella vista.
Sergio le ha annusate e ha detto: che lusso.
Nessuna curiosità per il bigliettino che avevo sistemato a favore di sguardo.
Mi avrebbe fatto piacere un po’ di pathos, una domanda stizzita, una curiosità scocciata.. .così, tanto per dimostrare a Stefania che si sbaglia
Invece: niente.
Anzi: peggio che niente

Martina vede le rose:
“Che belle mamma, chi te le ha mandate?”
“Tuo padre”, dico io.
Ma lui non sente. Sta guardando la finale di non so cosa. Tennis. C’è un tipo di Bolzano che lo entusiasma perchè vince sempre e ha soltanto 19 anni.
Gli ricorda la Navratilova.
“ Bravo papà” dice Martina, ad alta voce.
Lui non fa una piega.
Ceniamo.
La cena è ottima: l’unica a rimarcarlo è Fiamma, imitata da sua madre con un leggero ritardo.
Poi viene il momento dei regali.

Sergio mi allunga un pacchettino ben confezionato. Scarto: è un guanto da forno, giallo.
Grazie , che pensiero carino, dico, deglutendo delusione.
Lui sorride soddisfatto:
“Ne avevi bisogno, no?”
Martina è sarcastica:
“Certo, ti starà proprio bene con l’abito da sera.”
“ Quale abito da sera?”chiede lui, preoccupato che mi sia data a qualche spesa folle.
“Quello che dovrà indossare la mamma per godersi il nostro regalo, dice Martina, il regalo mio e di Livio. Abbiamo dovuto metterci insieme per pagarlo”, ride.
Poi fa la faccia severa e spara:
“Certo se le prendevo due presine giallo senape ce la facevo anche da sola. A pagare.”
Sergio incassa la critica senza reagire perchè Sergio ha questo di bello: si astrae facilmente, lo vedo bene che continua a seguire il tennis, tenendo l’Iphon sotto il tavolo. Se no perchè si guardarebbe un ginocchio?
Martina mi porge una busta:
“Tanti auguri, mamma.”
E’ un abbonamento per due persone, per tutta la stagione, un abbonamento all’Opera di Roma, teatro Costanzi.
Un sogno. No, di più, qualcosa che non avrei mai osato sognare
“Grazie, Tesoro” dico, e mi si forma una lacrima che ricaccio precipitosamente.
POSITIVO

Io amo la lirica. Mentre stiro ascolto i vecchi vinili di mio padre. Li ascoltavo anche da bambina. Entravo in salotto di pomeriggio, nel nostro salotto non entrava mai nessuno, era per gli ospiti il salotto e gli ospiti non c’erano mai. Entravo nella penombra , le persiane accostate per non sciupare i divani, e mettevo un disco sul giradischi e ascoltavo Maria Callas, Mirella Freni, Joan Sutherland e mi commuovevo, mi veniva proprio da piangere.
Le ascoltavo a volume basso, perchè nessuno si accorgesse di quella mia gioia segreta.
A forza di ascoltarle imparai a memoria le mie arie preferite, le soprano che mi facevano sognare.
Chiudevo la porta del salotto , non accendevo la luce, non aprivo le persiane. Cantavo sopra la melodia con la mia vocetta di bambina e una volta mio padre arrivò a casa dal lavoro prima del tempo e entrò in salotto e mi sentì cantare.
Rimase fermo ad ascoltarmi.
Non respirava neppure, per la sorpresa, per l’emozione, mi raccontò dopo. E continuò a raccontarlo fino alla fine.
Fino alla fine della sua vita.
Morto lui nessuno ne ha più parlato di quel pomeriggio di 50 anni fa.
Ecco.
Adesso , come quando ero bambina, mi assale una commozione idiota.
Una di quei sentimenti scivolosi che non so sistemare nè fra i positivi nè fra i negativi.

POSITIVO

Quando i figli ti vedono, quando ti pensano e cercano di farti felice è sempre un bel momento. Mi hanno fatto un gran regalo, Livio e Martina.Non me l’avrebbero fatto se non mi amassero.
L’amore dei figli per i genitori è scontato?
No, niente è scontato nelle famiglie.

NEGATIVO

Tutte le volte che ascolto Traviata o Carmen o Luisa Miller o Boheme piango.
Da quando non canto più piango con soddisfazione.
Stiro ascolto e piango.
In casa non c’è nessuno fino a sera, quando torna Sergio. Posso alzare il volume quanto voglio, adesso.
Posso alzare il volume alla voce di Maria Callas.
Posso rivedere la bambina che sono stata, quella che cantava di nascosto. Posso rivedere la ragazza che sono stata, quella che studiava canto lirico.
Poi quella che cantava. Poi quella che ha smesso di cantare.
Posso rivederle tutte, le ragazze che sono stata.
E posso farci pace
Oppure posso piangere
Posso piangere quanto voglio nella mia casa troppo grande.

Ma, seduta nella lussuosa poltrona rossa del teatro Costanzi, all’Opera di Roma, che figura ci faccio se piango?

POSITIVO

Andrò all’opera.
La prossima è Carmen di George Bizet
Sergio mi accompagnerà.
Gliel’ha chiesto Martina. Anzi no, non gliel’ha chiesto.
Ha detto:
“Tu accompagnerai la mamma, ovviamente.”
Una constatazione

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