Uno sguardo sul mondo,
dall’ottica particolare
di chi ha molto vissuto.

Sei solo il mio idolo

Barbara Alberti

"Il mio vicino mi invita un giorno da lui, e mi mostra una specie di altarino a me dedicato, messo su nel corso degli anni...il laccio di una scarpa perso per la strada e gelosamente conservato, il tovagliolo macchiato dal mio rossetto, riprese col cellulare delle mie entrate e uscite...e altri cimeli, che ha saputo spiegarmi con molto spirito, non da maniaco. E' molto spiritoso, sempre di buon umore. Mi ha chiesto di non spaventarmi. Ha detto: “E’ vero ho fatto di te una specie di idolo, ma so viverti anche come persona vera.” Ora stiamo insieme. Ma lui dipende da me come un neonato. E ha settanta anni! Uno meno di me... Se non ci telefoniamo di continuo, non vive.
Io sono affettuosa, ma la ripetizione maniacale dei gesti d'amore, senza i quali lui muore, alla fine mi fa sentire un'infermiera.  
E penso che lui sotto sotto se ne frega, pensa al suo "amore", a me manco mi vede. E se ne frega di conoscermi. Mi ama smisuratamente, e io sono sola.
Odio che mi voglia dare per forza il potere di farlo vivere o morire. Tutta questa adorazione è un modo per schivare l'intimità più vera- io ti metto sull'altare- ti escludo- ti cancello.
Tutta questa adorazione è un grandissimo egoismo, sono stufa!
                                         
Felice infelicissima

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RISPOSTA

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Una volta che ti fanno salire su un altare, è sempre per sacrificarti.
Quando la paura dell'amore non sa più dove annidarsi, diventa culto, atto solitario.
Questo tuo amante neonato non fa che gridare "mamma!".
Ha ragione. Che altro c'è, nel creato, per consolarci?
Ormai però la mamma è lì, ce l'ha. La smetta di frignare. L'ha evocata, dapprima coi suoi infantili riti magici- efficaci. L'ha presa. Lei lo ama. La lasci vivere, adesso. O resterà davvero orfano. E' questo che vuole? Edificare altarini in eterno, a una donna finalmente morta- catturata- e mai più fra i piedi?