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Alzheimer: è utile sapere prima di avere sintomi?

Renzo Rozzini

Una donna di poco più di cinquant’anni chiede al medico un esame del sangue per sapere se ha l’Alzheimer. Non ha problemi di memoria né familiari con la malattia, ma vive sola e teme di perdere un giorno la propria autonomia senza qualcuno che la aiuti. Ha letto che esistono test capaci di scoprire l’Alzheimer prima dei sintomi e vuole farne uno. La domanda è comprensibile. Ma che cosa potrebbe davvero sapere?
Il caso è raccontato in un recente articolo su JAMA (19 ottobre 2026). Oggi alcuni esami del sangue, in particolare quelli che misurano una proteina chiamata p-tau217, aiutano a riconoscere le alterazioni cerebrali associate all’Alzheimer. Sono utili soprattutto quando una persona ha già disturbi di memoria e bisogna capirne la causa. Il problema è usarli in chi non ha sintomi.
Un test positivo non significa che quella persona abbia una demenza né che la svilupperà. Significa che sono presenti segnali biologici associati alla malattia. E non sappiamo se, e soprattutto quando, questi segnali si tradurranno in un disturbo cognitivo.
C’è anche un problema di attendibilità. In uno studio condotto su quasi tremila adulti senza sintomi, il 79% dei risultati positivi corrispondeva alla presenza di amiloide negli esami di riferimento. Tra le persone con meno di sessant’anni la percentuale scendeva al 38%. Proprio tra i più giovani, quindi, molti risultati positivi non venivano confermati.
Ma la questione principale è un’altra: che cosa possiamo fare dopo un test positivo? Per ora non abbiamo una cura dimostrata capace di impedire la comparsa della demenza in una persona senza sintomi. I nuovi farmaci antiamiloide sono allo studio anche in questa fase, ma non sappiamo ancora se siano efficaci e sappiamo che comportano rischi.
Intanto il risultato può cambiare la vita. Una dimenticanza qualsiasi diventa sospetta; un nome che non viene in mente fa pensare all’inizio della malattia. Si continua a stare bene, ma ci si considera già malati e questa convinzione può condizionare decisioni familiari, personali ed economiche.
Ridurre il rischio di demenza, però, è possibile anche senza un test: controllare la pressione e gli altri fattori di rischio vascolare, muoversi, curare i disturbi dell’udito e della vista, mantenere relazioni sociali sono indicazioni valide per tutti.
La donna ha lasciato lo studio senza il test, ma con un programma di prevenzione. Cercare una malattia prima dei sintomi ha senso se scoprirla permette di fare qualcosa di utile altrimenti rischiamo di anticipare soltanto la preoccupazione.