Uno sguardo sul mondo,
dall’ottica particolare
di chi ha molto vissuto.

L’iceberg non è lontanissimo,
ma nemmeno troppo vicino

Renzo Rozzini

A sessant’anni alcuni pazienti vengono in ambulatorio convinti di avere la demenza di Alzheimer, a ottanta vengono soprattutto perché vogliono che dica loro che non ce l’hanno. Ogni vuoto non è un segnale di malattia.

1. Recupero delle parole

Incontri una persona che conosci bene. Ricordi dove l’hai conosciuta, cosa fa, perfino l’ultima conversazione, manca solo il nome (arriverà più tardi). Con l’età può rallentare il recupero delle parole. Più importante è accorgersi se non riconosciamo più una persona familiare o non sappiamo collocarla nella nostra vita.

2. Attenzione nella registrazione

Non trovare le chiavi, dimenticare dove le abbiamo lasciate. Spesso il problema non è la memoria, è l’attenzione: mentre le appoggiavamo stavamo pensando ad altro. Se il cervello registra male un gesto, farà fatica a ricordarlo. Diverso è perdere il senso di ciò che abbiamo fatto, soprattutto se accade spesso.

3. Attenzione simultanea

Il multitasking ha una reputazione migliore di quanto meriti. Il cervello non svolge davvero più compiti insieme: passa con velocità dall’uno all’altro, e ogni passaggio ha un costo. Con gli anni quel costo aumenta. Parlare al telefono, seguire il telegiornale e sorvegliare la pasta contemporaneamente diventa meno facile. Con gli anni si finisce per fare una cosa alla volta e forse non è nemmeno un male.

4. Apprendimento

Poche esperienze fanno sentire inadeguati quanto un nuovo smartphone: non si è più capaci di reinstallare le vecchie app, recuperare le password, scaricare un pdf. Con l’età imparare qualcosa di nuovo può richiedere più tempo. La domanda non è quanto velocemente impariamo, ma se ciò che abbiamo imparato resta. Se resta, è lentezza, se svanisce ogni volta e il problema peggiora, merita attenzione.

5. Condizioni che temporaneamente peggiorano la memoria.

La memoria non lavora isolata dal resto della vita. Dormire male, essere ansiosi o depressi, convivere con il dolore o attraversare un periodo di forte stress può renderci più smemorati. A volte il problema non è che il ricordo sia scomparso, ma che il cervello abbia meno risorse per formarlo o recuperarlo. Prima di attribuire ogni dimenticanza all’età, vale la pena chiedersi anche come stiamo.

E poi conta anche il carattere: c’è chi dimentica un nome, ci ride sopra e continua a parlare, c’è chi dimentica lo stesso nome e trascorre le successive quarantotto ore a verificare su internet i primi sintomi dell’Alzheimer.
E se un giorno fosse davvero demenza? Naturalmente non ci sarebbe nulla da ridere: la demenza è una malattia seria, che richiede diagnosi, assistenza e cura.
Ma finché parliamo dei comuni intoppi della memoria possiamo concederci almeno una piccola consolazione: dimenticare di avere già visto un grande film o letto un grande libro permette, qualche volta, il lusso di incontrarlo di nuovo quasi per la prima volta.

‍