C’è poco da ridere, stasera non mi riesce. Questo pomeriggio ho fatto di sedere (utilizzato a mo’ di slittino) un discreto tratto di pendio montano. Il mio umore e i miei muscoli ne sono usciti malconci e ho dato forfait alla camminata in alta quota prevista per domani. Vero che pioveva, vero che il sentiero era fangoso, vero che mi sono comprata degli scarponi scrausissimi, vero soprattutto che non mi alleno da mesi, ma i miei compagni di avventura, tutti più attempati di me (se mi sentissero!), zompettavano sulle rocce come stambecchi, per nulla intimoriti dalla pioggia.
Ma chi te lo fa fare?! Mi direte. Beh, vi giuro che ne vale la pena. Fioritura ad alta quota, sguardo che spazia a 360 gradi, profumi che avevi dimenticato, torrenti che scendono giù a cascatelle tra felci giganti e chiesette rupestri con affreschi del Trecento. E poi quella bella sensazione che è condividere l’esperienza con amici.
Mi trovo in Val Maira, valle occitana senza albergoni, supermercati e impianti di risalita che ti fanno arrivare in vetta che neanche te ne accorgi. Mucche al pascolo e silenzio. Un unico rifugio a quota 2400 dove mangi la polenta concia, su cui non mi dilungo per il bene dei tuoi trigliceridi. Ma non basta: qui il cellulare non prende, ti depuri dai social ed eviti quel bruciore allo stomaco che ti procurano le minchiate che spara l’innominabile.
Sì, ne vale la pena, anche se in salita arranco, ho il fiatone e in quella maledetta discesa me la son fatta di sedere. Particolare fantozziano: per l’emozione ho anche lanciato in aria un bastoncino, che si è conficcato di punta nel fango del ruscello che gorgogliava sotto un ponte di legno senza parapetti, su cui io scivolavo ormai in uno stato di eccitamento infantile. Non mi sono fatta mancare niente.
Prima ’ste cose non mi succedevano. Superati i 60 anni, la débâcle. Così, senza preavviso. Senza un manuale da consultare al momento del bisogno. Il mio corpo da allora ha richiesto una manutenzione costante e se mollo anche solo qualche mese è la Caporetto. Per cui mi sono detta: amica mia, appena torni in città, non trovare scuse, alzati e cammina! Non restare incollata alla TV ad accumulare malumore e rabbiosa impotenza. Non ci guadagna nessuno, il mondo resta quel che è.
Alzati e cammina. Lo dico anche a chi non ci ha mai neanche provato. Infilati un paio di scarpe comode e comincia a camminare in città. Scegliti un punto di arrivo e non ti fermare finché non l’hai raggiunto. Ma io faccio già Pilates! Brava, ottimo, ma forse non basta. Osteoporosi? Atrofia muscolare? Malinconia persistente? Alzati e cammina. Non devi iscriverti alla maratona di New York, non sei in competizione con il mondo: fallo per te, solo per te.
Io ho conosciuto Muovi Roma tipo otto o nove anni fa e da allora, a parte quest’ultimo anno faticoso in cui ho mollato (e male ho fatto), ho sempre camminato con loro. Muovi Roma nasce da una geniale sessantenne che con poche amiche, in breve tempo, ha messo su una rete ben organizzata di camminate cittadine (e non solo) per tutte le età, generi e transgeneri, etnie e religioni (con buona prevalenza di laici democratici). Ognuno si sceglie la camminata al passo più adatto alle proprie possibilità. Zero costi, zero competizione e poche regole: puntualità, buona volontà e cortesia. Grazie a Muovi Roma sono nate anche molte amicizie e qualche amore.
So che in altre città si stanno organizzando iniziative simili, per cui niente scuse: ora che lo sai, alzati e cammina con noi o con chi vuoi.
Un abbraccio.
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